Un workshop teorico per il giornalismo di precisione.

Inviato da fucsia il Sab, 24/04/2010 - 19:04
Un workshop teorico per il giornalismo di precisione.

Ci sono numeri che ingannano. Ci sono numeri che si spacciano per veritieri. Ci sono numeri come il fantomatico 60% del Presidente del Consiglio che, in realtà, risultano gonfiati di circa 45 punti percentuali. Tutto ciò accade in maniera molto semplice. Basta non esplicitare al pubblico alcuni parametri “sottintesi”, quali le persone considerate nel sondaggio, ad esempio, o anche gli astenuti, coloro che non sapevano o non volevano rispondere, e, fondamentale, il margine di errore. Un 3% che può sembrare una cifra irrisoria, può trasformarsi in un dato decisivo. Dunque, badiamo bene ai sondaggi, alle percentuali, ai numeri. La matematica è un’opinione.
A spiegare un po’ di tecniche per fare giornalismo di precisione, dando dati senza prendere in giro nessuno, il prof. Doig dell’università Walter Cronkite del North Carolina e il prof. Dader dell’Università Complutense di Madrid.
A differenza del dibattito di presentazione, questa volta, però, si trattava di un workshop. Dunque, una cosa pratica. Ma, ecco, nell’immaginario collettivo, la praticità è un concetto un po’ diverso. Era più che altro la teoria della pratica. Excel e il computer non sono serviti, sono stati solo mostrati passo per passo esempi di tecniche. Un po’ anche per colpa, probabilmente, dei tempi ristretti. Si sa, talvolta, chi troppo vuole, nulla stringe.
Comunque, i due professori hanno magistralmente spiegato come leggere e come scrivere questi benedetti dati. Infatti, talvolta, può capitare che non sia il lettore ad essere ingannato, ma lo stesso giornalista, che può arrivare a credere di aver trovato una notizia, leggendo erroneamente i numeri. Questo accade spesso anche attingendo a fonti ufficiali come l’Istat. Perciò il rischio è meno trascurabile di quanto si possa pensare. L’opinione pubblica decide chi governa, e se questa è stata fuorviata anche i risultati possono essere fittizi, a discapito, poi, del pubblico stesso. I giornalisti, sotto questo punto di vista, hanno, quindi, una responsabilità enorme. E, spesso, non ne pagano neanche le eventuali conseguenze, a causa della concezione estremamente dogmatica che si ha dei numeri, con i quali, fra l’altro, bisogna ammettere che non hanno affatto dimestichezza.

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