I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN CASA

Inviato da elisa il Dom, 25/04/2010 - 15:43
I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN CASA

Alle 11:00 di ieri 24 aprile, presso il teatro Pavone, ha avuto luogo la conferenza "Vaticano S.p.a." che ha visto la partecipazione dell’autore del libro omonimo, Gianluigi Nuzzi, inviato di “Panorama” e collaboratore del “Corriere della Sera”, insieme a Giacomo Galeazzi, corrispondente in Vaticano per “La Stampa”, Rossend Domenech, corrispondente a Roma per “El Periodico” e Willan Philip, scrittore e giornalista, impegnato nell’indagine dei rapporti tra il Banco Ambrosiano e la banca vaticana. Assenza non giustificata di Maurizio Belpietro, di cui eravamo particolarmente curiosi di conoscere la posizione in merito e le conseguenti argomentazioni.
Incontro denso, pregno di contenuti spiacevoli, di storie che non vorremmo mai ascoltare per non vergognarci ulteriormente dello stato nello stato presente nella nostra penisola. Eppure Vaticano S.p.a, divenuto ormai un caso mondiale (anche all’interno dello stesso Vaticano) rappresenta, stando a Galeazzi, una sorta di spartiacque nel modo in cui si raccontano le vicende della Santa Sede. Ciò di cui siamo testimoni nel periodo corrente – dimissione di vescovi accusati di pedofilia, parziale ricostituzione di alcune istituzioni ecclesiastiche etc - può essere spiegato come l’effetto di una glasnost in parte promossa anche da questo libro. Un libro che racconta una storia totalmente inedita, che parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti: circa quattromila documenti fra lettere, relazioni riservate, bilanci, verbali, bonifici…in sintesi: la finanza del Vaticano. La storia che sembrava concludersi con gli scandali degli anni Ottanta, con Marcinkus, Sindona e Calvi, ritorna in tutta la sua vergogna con un nuovo e sofisticato sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire e intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso un certo “Omissis”, nome in codice che sta per Giulio Andreotti (niente di nuovo!). Ed ancora la maxitangente Enimont che passa dalla Banca vaticana, titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco, depositi che raccolgono i soldi lasciati dai fedeli per le messe trasferiti in conti personali, con i più abili espedienti finanziari. E poi lo IOR, un paradiso fiscale che non risponde a nessuna normativa vigente e i cui utili finiscono nella responsabilità diretta, unica e segreta del Papa.
Nuzzi, che in principio non era affatto consapevole dei potenziali effetti del suo scritto, ha ammesso lo choc subito dal Vaticano dopo la pubblicazione e la circolazione; ci ha rivelato inoltre di non aver subito alcun tipo di pressioni, ma “solo” il tentativo di comprare il 50% dei diritti cinematografici, richiesta declinata per ovvi motivi.
Domenech, con il suo italiano perfetto, ci ha invece spiegato che l’economia vaticana è divisa in due parti: una sorta di Ministero dell’Economia e delle Finanze e lo IOR, i quali gestiscono i soldi con criteri diversi. Lo IOR viene così a delinearsi come una sorta di banca nella banca, a cui sono affidati i giri sporchi di denaro. Tutto in nome di Dio, naturalmente.
La discussione si è fatta densa, ben argomentata, coinvolgente, anche per chi non era familiare con la storia recente, e con nomi come Sindona, Calvi, Marcinkus, Sodano, Caloia, Ciancimino e altri (Andreotti invece lo conoscono tutti, anche i bambini). Lo sarebbe stata anche per tutti quei giornalisti che se ne guardano bene dal seguire in maniera indipendente e libera i continui scandali provenienti dalla Santa Sede e che, a tutt’oggi, rimangono lontani dalle questioni che hanno una cera connessione con questo mondo; vedi quella del processo d’appello per l’omicidio Calvi, che quasi nessun giornalista italiano segue e di cui nessuno scrive. Ce lo conferma Willan e la sua ventennale presenza nel mondo segreto del Vaticano.
“Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior.”
Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

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