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Al Festival del giornalismo si parla di ambiente e della comunicazione sulle tematiche ambientali con alcuni giornalisti italiani e non che trattano di questi temi e cercano allo stesso tempo di proporre nuovi metodi di comunicare in modo semplice ed efficace queste problematiche e le eventuali soluzioni. Opinioni contrastanti sul tema e sui metodi di comunicazione.
Al teatro pavone ieri è stato di scena Ezio Mauro, direttore del quotidiano "La Repubblica".Tema trattato, l'inchiesta che ha portato la redazione de La Repubblica a porre le ormai famose 10 domande al premier Silvio Berlusconi.
Il secondo incontro del ciclo “Donne media e potere” si apre con una simpatica quanto acuta presentazione delle percentuali di presenza delle firme femminili nelle prime pagine dei quotidiani italiani, effettuata da Cristiani Sivieri Tagliabue, giornalista de Il sole 24 Ore. La ricerca, condotta su 14 quotidiani in una giornata qualsiasi, mostra come le percentuali siano ancora piuttosto basse (siamo al 12,36%) anche se raddoppiate rispetto a quelle dell’anno precedente.
La location non è certo consueta. I protagonisti neanche. La prima rassegna stampa del Festival Internazionale del Giornalismo 2010 vede la conduzione di Antonio Sofi, di webgol.it e Diego Bianchi, meglio noto come Zoro, quello di “Tolleranza Zoro” (splendidi video autoprodotti), quello delle pungenti battute a “Parla con Me”, quello che non manca occasione di criticare – attraverso una velata ironia – i due maggiori partiti italiani.
Gianni Mura, storico giornalista sportivo, si racconta a Giuseppe Smorto, co-direttore di Repubblica.it, e a tutto il pubblico del teatro Pavone in un'esilarante intervista. Quello di Mura è un caso particolare e la sua è la rubrica più longeva del giornalismo italiano. Basti pensare alle origini della sua carriera. "Era il 14 aprile del '67 - ricorda perfettamente Mura - quando fui assunto come praticante alla Gazzetta dello Sport", la redazione che, fra l'altro , gli rimarrà sempre nel cuore.
L'attesa di circa mezz'ora davanti al Teatro Pavone non è stata noiosa e lunga come ci si potrebbe aspettare da una qualsiasi fila che si fa per entrare in un teatro. Non lo è stata perchè era interessante osservare come la gente fremeva sotto il gentile sole d'aprile per vedere ed ascoltare da vicino uno dei più grandi fotografi e artisti italiani. Non lo è stata perchè c'è anche stato il tempo di farsi due risate sotto i baffi quando un altro giornalista in fila come me mi ha chiesto se questo tizio era così famoso da giustificare una folla del genere.
Dagmawi Yimer è etiope. Era uno studente di giurisprudenza ad Addis Abeba, quando decise di lasciare il suo Paese in seguito alle violenze con le quali furono sedate le proteste contro i brogli elettorali del 2005. Non poteva sapere ciò che lo attendeva, così come non lo sanno le migliaia di persone provenienti da tutta l’Africa che, ogni anno, tentano di raggiungere l’Italia attraverso la Libia. Dagmawi ha deciso, insieme ad Andrea Segre e Riccardo Biadene, di raccogliere le testimonianze di coloro che sono riusciti a giungere in Italia.
Nell’era di internet, dell’annullamento dei confini e della globalizzazione, cosa è cambiato nella qualità e quantità di informazioni che riceviamo quotidianamente? Siamo veramente partecipi di quanto accade nel resto del Mondo? E come vengono superate le barriere linguistiche?
Alessandra Galloni, “The Wall Street Journal”, Adrian Michaels, group foreigner editor Telegraph Media Group, Massimo Mucchetti, “Corriere della Sera”, e Betty Wong, global news editor Reuters, ci spiegano la crisi finanziaria dei nostri giorni, analizzandone l’effetto che i mass media hanno avuto, ed hanno ancora, sulla società civile.