Sarah ed Enzo zappulla: “Angelo Musco, il più grande interprete comico della scena siciliana”

Inviato da Radiophonica il Lun, 14/10/2019 - 07:52

di Alessandro Ticozzi

I due coniugi catanesi – rispettivamente Ordinaria di Letteratura Italiana e Presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano – rievocano la figura dello “storico” attore teatrale e cinematografico loro illustre concittadino, cui hanno dedicato diversi volumi saggistici.

Angelo fece un lungo tirocinio in compagnie minori o minime o come spalla di attori più famosi, Giovanni Grasso in primis: quanto fu importante quest’apprendistato per la sua formazione artistica?

Le strade intorno al quartiere popolare del Fortino, dove è nato il 18 dicembre 1871, e quelle dei quartieri vicini della Civita, degli Angeli Custodi,di San Cristoforofurono la sua prima palestra di vita e d’arte; le giovanili memorie, costellate di falliti tentativi d’imparare un mestiere stabile, il serbatoio cui attingerà per tratteggiare gli innumerevoli tipi che popoleranno la multiforme galleria di ritratti del suo repertorio. Insieme alle strade il teatrino dell’opra ‘ pupidi don Carmelo Sapienza con le mirabolanti storie dei paladini di Francia che affascinano ed attivano la fertile fantasia del giovane. Segue un lungo apprendistato nel corso del quale Musco fa di tutto: manovratore di marionette, canzonettista, macchinista, dicitore, buffo, amoroso, generico, ballerino. Approda, quindi, al “Teatro Machiavelli” di piazza degli Studi di Catania, trasformatosi da popolare tempio dell’opra ‘ pupiin teatro varietà, dove opera Giovanni Grasso che, in una atmosfera da commedia dell’arte, mette in scena drammi concertati su un recente fatto di cronaca nera accompagnati dalla farsa e dallo spettacolo di varietà per richiamare, mediante le grazie di belle e giovani canzonettiste, in genere napoletane, un più gran numero di spettatori. Il multiforme Musco recita con Grasso nel dramma, dà vita alla farsa, canta canzonette.

Nel 1915 Angelo riuscì finalmente ad imporre la sua effervescente comicità, trionfando per oltre un ventennio in un repertorio firmato da autori come  Capuana  (Lu paraninfu),  Nino Martoglio  (San Giovanni decullat , L'aria del continente),  Pirandello  (Pensaci, Giacomino!LiolàIl berretto a sonagli) e altri: che Sicilia ha portato sulle scene rispetto a quella popolarizzata dallo stesso Giovanni Grasso e da  Mimì Aguglia?

Dopo una breve esperienza consumata con la “Drammatica Compagnia Siciliana Marinella Bragaglia-Angelo Musco”, diretta da Vittorio Marazzi Diligenti, il cui repertorio, per la gran parte costituito da lavori tradizionali, fa registrare rispetto al passato un numero maggiore di testi di ambiente piccolo-borghese, i tempi sono ormai maturi perché Musco, sollecitato da Nino Martoglio e forte della lunga esperienza immagazzinata sulle tavole dei più svariati palcoscenici, fra pupi, farse, macchiette, soggetti, parodie, canzonette, drammi, commedie, tesaurizzando smorfie, frizzi, lazzi, facezie, gags, tics,sfruttando l’innata duttilità espressiva e le singolari doti mimiche, vocali ed immaginifiche, assume finalmente la responsabilità artistica ed economica del capocomicato, dando vita alla “Comica Compagnia Siciliana del Cav. Angelo Musco” che debutta il 1° marzo 1914 al “Teatro Principe di Napoli” di Catania con San Giovanni decollatodi Nino Martoglio. È esigenza ormai diffusamente avvertita di dar vita ad un teatro che – mettendo in scena i multiformi aspetti e le varie classi sociali isolane – offra, unitamente a quelli drammatici, anche testi giocondi. È il sogno di Martoglio, una Sicilia “fatta di mitezza e di bontà, sorriso di sole e di poesia, di folklore e di virtù domestiche, di creature poetiche”. Dopo il successo conseguito al “Teatro Filodrammatici” di Milano il 12 aprile 1915 con Lu paraninfu, la nuova commedia di Luigi Capuana, che consacra Musco “comico irresistibile” (Renato Simoni), la biografia dell’attore si può riassumere in un trionfale calendario di rappresentazioni a cui assiste un pubblico assai vario: popolani, borghesi, aristocratici, politici, artisti, intellettuali e financo la famiglia reale. Il successo rende più urgente la necessità di arricchire il repertorio e in breve tempo, sollecitati da Martoglio, consapevoli di affidare i loro lavori ad un attore d’eccezione ed allettati dai considerevoli guadagni, per lui stenderanno opere che resteranno tra le più valide del teatro isolano Luigi Pirandello, Nino Martoglio (che di Musco è stato l’anfitrione e il maggior sostenitore), Luigi Capuana. Con loro un mannello di altri autori siciliani minori e minimi che blandiscono l’artista e premono per essere portati sulla scena. Non mancano le riduzioni in dialetto siciliano di lavori italiani e stranieri.

Nel primo decennio di cinema sonoro una dozzina di film per lo più tratti dai suoi successi teatrali – trascritti sullo schermo da registi anziani e più tardi sintetizzati nell'antologia  C'era una volta Angelo Musco  (1953) di Giorgio Walter Chili – servirono da cassa di risonanza della sua arte scenica : ma come visse Angelo da uomo di teatro questo rapporto con il grande schermo?

Il popolare attore non può sottrarsi a lungo alle lusinghe della tentacolare industria del cinema: è del 1917 il film San Giovanni decollato, da uno dei titoli più felici del suo repertorio. Esperienza non positiva a giudicare dalla lunga successiva lontananza dal set.Trascorreranno infatti quindici anni prima che Musco ritorni al cinema, nel 1932, per realizzare nel breve arco di un quinquennio ben dieci film: Cinque a zero, Paraninfu, L’eredità dello zio buonanima, Fiat voluntas Dei, L’aria del continente, Re di denari, Lo smemorato, Pensaci,Giacomino!, Gatta ci cova, Il feroce Saladino.Film in cui l’irrefrenabile tensione interpretativa dell’attore, ingabbiato dalla macchina da presa, risulta mortificata anche per mancanza di un’abile regia, ma che hanno il merito di darci un saggio, imperfetto quanto si voglia ma vitale, della prassi recitativa per sua stessa natura irriproducibile.

Quanto fu importante per lui come spalla artistica Rosina Anselmi?

La comicità muschiana è stata fortemente potenziata dallo stridente contrasto fisico e dal singolare affiatamento con la possente ed arcigna Rosina Anselmi.

A oltre ottant’anni dalla scomparsa, cosa rimane secondo voi di Angelo come uomo e come attore?

 

La Sicilia consegnata da Musco ad un presente che, avendo perduto persino il discrimine tra umorismo e ridicolo, stenta a riconoscerla, è ormai soltanto una regione dell’anima, una terra della memoria e della nostalgia.

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